La connessione avvitata è stata da sempre una protagonista nel settore dell'implantologia. Tuttavia, la connessione a cono Morse offre numerosi vantaggi, permettendo l'utilizzo di tecniche semplici ma efficaci che annullano i micromovimenti dell’abutment, eliminano lo svitamento del moncone e azzerano il rischio di infiltrato batterico nell’interfaccia Abutment-Impianto.
Prosegui nella lettura di questo approfondimento dedicato al cono Morse per scoprire le sue caratteristiche, i gradi di angolazione e i suoi vantaggi!
Indice
Cos’è e quali caratteristiche deve avere il cono Morse?
Il cono Morse è un tipo di cono utilizzato principalmente nell'ingegneria meccanica per collegare alberi di macchine, utensili e altre parti rotanti. Prende il nome dall'ingegnere americano Stephen Morse, che lo ha sviluppato nel 1864.
Il cono Morse è composto da una superficie conica (matrice) con una determinata inclinazione, che si adatta a una corrispondente superficie conica (patrice) su un'altra parte dell'attrezzatura. Questa configurazione consente un accoppiamento stretto e stabile tra le due parti.
Per connettere due parti con coni Morse, si applica una forza per far aderire le superfici (matrice e patrice) coniche insieme. Generalmente, per separare le parti, si utilizza un estrattore o un martello per rompere l'aderenza delle superfici coniche e permettere la loro rimozione.
Le principali caratteristiche del cono Morse includono:
Il cono Morse è composto da una superficie conica (matrice) con una determinata inclinazione, che si adatta a una corrispondente superficie conica (patrice) su un'altra parte dell'attrezzatura. Questa configurazione consente un accoppiamento stretto e stabile tra le due parti.
Per connettere due parti con coni Morse, si applica una forza per far aderire le superfici (matrice e patrice) coniche insieme. Generalmente, per separare le parti, si utilizza un estrattore o un martello per rompere l'aderenza delle superfici coniche e permettere la loro rimozione.
Le principali caratteristiche del cono Morse includono:
- forma conica: il cono Morse ha una forma conica che consente un accoppiamento stabile tra la matrice e la patrice;
- precisone dimensionale: deve essere prodotto con tolleranze precise al fine di garantire un accoppiamento sicuro e stabile tra matrice e patrice;
- materiali resistenti: deve essere realizzato con materiali robusti e resistenti all'usura in modo da sopportare le forze e le temperature generate durante l'uso;
- superficie liscia: la superficie del cono Morse deve essere finemente lavorata per garantire un contatto uniforme e ridurre l'usura durante il suo utilizzo;
- facilità di montaggio e smontaggio: deve essere progettato in modo da consentire un facile montaggio e smontaggio tra la matrice e la patrice.
Quali sono i gradi di angolazione per stabilire che si tratta di cono Morse?
I coni Morse si identificano in base al loro angolo di inclinazione. Ci sono diversi gradi che vengono utilizzati per distinguere i diversi tipi di cono Morse. I due principali sono:
- Cone Morse standard (CM), con un angolo di inclinazione di 5,18629 gradi;
- Cone Morse giapponese (JIS), con un angolo di inclinazione di 5,575 gradi.
Si può definire cono Morse un dispositivo con un angolo di 2°?
In generale, un cono con un angolo di due gradi non è considerato un cono Morse standard. Come menzionato in precedenza, i coni Morse standard hanno un angolo di inclinazione di circa 5,18629 gradi (per i coni Morse standard) o 5,575 gradi (per i coni Morse giapponesi).
Tuttavia, esistono dei dispositivi con angoli di inclinazione diversi, che però non rientrano nella categoria standard dei coni Morse. Potrebbero essere utilizzati per scopi specifici o personalizzati, ma non sono considerati "coni Morse" nel senso tradizionale.
Se hai un dispositivo con un angolo di due gradi e vuoi identificarlo correttamente, potrebbe essere necessario determinare se corrisponde a uno standard specifico o se è un dispositivo personalizzato o non convenzionale.
Tuttavia, esistono dei dispositivi con angoli di inclinazione diversi, che però non rientrano nella categoria standard dei coni Morse. Potrebbero essere utilizzati per scopi specifici o personalizzati, ma non sono considerati "coni Morse" nel senso tradizionale.
Se hai un dispositivo con un angolo di due gradi e vuoi identificarlo correttamente, potrebbe essere necessario determinare se corrisponde a uno standard specifico o se è un dispositivo personalizzato o non convenzionale.
La connessione conometrica ConEx™: la linea implantare BioService sinonimo di precisione e affidabilità
La connessione conometrica ConEx™ si distingue per il suo cono interno con un angolo di 5° e una profondità di 1,7 mm, assicurando una stabilità ottimale per i pilastri protesici. La componente antirotazionale è garantita dall'esagono di 2,3 mm, una caratteristica che contraddistingue le linee implantari MaTrix™ e che ha dimostrato la sua efficacia e affidabilità da oltre 20 anni.
La connessione ConEx™ consente di sfruttare al massimo il potenziale del sistema di accoppiamento cono Morse, offrendo una precisione di lavorazione senza precedenti. Il design ergonomico e la semplicità di utilizzo rendono il processo di accoppiamento tra impianto e moncone estremamente efficiente e sicuro.
È proprio per l'accoppiamento stretto tra impianto e moncone (Fixture e Abutment) che la connessione conometrica comporta una serie di vantaggi, quali:
Altrettanto vantaggiosa è la protesi conometrica, una tecnica alternativa ai più tradizionali approcci avvitati e cementati che sfrutta lo stesso principio di accoppiamento della connessione conometrica.
Come funziona, quali sono le sue caratteristiche e perché è così performante? Non perdere il prossimo articolo di BioService dedicato ad approfondire proprio questa tematica!
È proprio per l'accoppiamento stretto tra impianto e moncone (Fixture e Abutment) che la connessione conometrica comporta una serie di vantaggi, quali:
- assenza di micromovimenti;
- ottima stabilità dei pilastri protesici;
- eliminazione dello svitamento della vite passante;
- nessun foro antiestetico;
- gestione ottimale dei tessuti molli nell’area perimplantare a livello crestale;
- eliminazione di infiltrati batterici.
Altrettanto vantaggiosa è la protesi conometrica, una tecnica alternativa ai più tradizionali approcci avvitati e cementati che sfrutta lo stesso principio di accoppiamento della connessione conometrica.
Come funziona, quali sono le sue caratteristiche e perché è così performante? Non perdere il prossimo articolo di BioService dedicato ad approfondire proprio questa tematica!